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Medicina rigenerativa nella riparazione della cute

La possibilità di riparare estese soluzioni di continuo a livello cutaneo ha sempre rappresentato un problema di vitale importanza in medicina; infatti la perdita dell’integrità dell’organo deputato alla protezione dagli insulti esterni espone l’organismo ad una serie innumerevole di rischi di perdita dell’omeostasi, nonché all’aggressione da parte di microrganismi. Le soluzioni di continuo cutanee vengono, quindi, protette con cute allogenica da donatore cadavere o con costrutti autologhi ottenuti mediante processi di espansione cellulare. Per l’allestimento della coltura di cellule, è necessario un prelievo di tessuto da paziente o donatore. Il prelievo viene eseguito su una zona corporea piana, evitando le superfici articolari, il volto e le mani. Il prelievo del paziente ustionato viene effettuato preferibilmente entro il secondo giorno dal ricovero del paziente. Seguendo protocolli di disinfezione e trasporto del campione di tessuto, la biopsia viene lavorata e con l’utilizzo di enzimi, vengono separate le cellule del derma e dell’epidermide.

Si procede alla coltura in terreno specifico, alla crescita cellulare in appositi incubatori e, dopo circa 3 settimane le cellule vengono seminate su appositi sostegni (“scaffold” o “lamine”) utilizzati per veicolare le cellule in sede di lesione. Essi, infatti, possono essere posizionati direttamente sulla zona da trattare oppure crioconservati in appositi container per essere utilizzati in un tempo successivo secondo necessità. Dal punto di vista chirurgico, il principale vantaggio della coltivazione epiteliale è che una vasta superficie di sostituto cutaneo può essere prodotta per coprire le aree cruente: un frammento bioptico di 2 cm2 può essere fatto espandere fino ad una superficie 10.000 volte maggiore in 3-4 settimane.

Attualmente la processazione di cellule cutanee viene eseguita per la preparazione di:

-               Lamine di cheratinociti cm 10×10 per utilizzo autologo

-               Lamine di cheratinociti cm 10×10 per utilizzo omologo

-               Lamine di fibroblasti cm 8×8 per utilizzo autologo

-               Lamine di fibroblasti cm 8×8 per utilizzo omologo

Il termine Epidermolisi Bollosa (EB) si riferisce a un gruppo eterogeneo di malattie, per lo più ereditarie, la cui caratteristica comune è una particolare suscettibilità dei tegumenti alla frizione, con formazione di lesioni bollose in seguito a traumi anche di modesta entità

Esistono forme cliniche diverse di tale patologia, alcune assai lievi, ed altre gravissime che possono essere mortali in età neonatale o addirittura intrauterina. I sintomi si manifestano nei primi mesi di vita o in età neonatale.

La prevalenza complessiva di EB semplice, EB giunzionale ed EB distrofica nella popolazione è stata stimata in 1/130.000 negli Stati Uniti, 1/100.000 in Italia.

A livello cutaneo diffusamente su tutto il corpo, ma specialmente nelle sedi più esposte a frizione, sono presenti lesioni bollose, spesso ulcerate perdita degli annessi cutanei, talvolta alopecia cicatriziale. Le lesioni bollose si presentano anche a carico della mucosa del sistema gastrointestinale, quindi mucosa orale, mucosa esofagea, con conseguente stenosi cicatriziale, mucosa anale. Tali reperti conducono poi a un quadro di malnutrizione, e successivo ritardo di crescita, conseguante al dolore nell’alimentarsi e nella defecazione. Nei casi più severi si ha coinvolgimento della mucosa oculare con lo sviluppo di cheratiti, lesioni a carico del tratto respiratorio, anemia.

L’attuale trattamento della patologia è un trattamento sintomatico, non una cura della patologia in quanto una correzIone dei geni scorretti non è attualmente disponibile. La recidiva è la caratteristica dominante di questa patologia, tanto che i risultati vengono distinti in insufficienti quando essa avvenga prima di 2 anni, buoni tra i 2 e 4 anni ed eccellenti quando si riescano a superare i 4 anni. In realtà il concetto stesso di recidiva è difficilmente definibile in quanto una flessione del 5° dito è perfettamente compatibile con la funzionalità della mano mentre una restrizione del 1° spazio ne limita grossolanamente l’uso.

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