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L’Emilia-Romagna e la sfida dei cluster

L’Emilia-Romagna e la sfida dei cluster

A Research to Business l’incontro di apertura dedicato al tema dei cluster e delle “specializzazioni intelligenti” in vista di Horizon 2020. L’ambizione, creare un sistema-Italia della ricerca con l’Emilia-Romagna pronta a fare da traino partendo dalla Rete alta tecnologia e dal sistema dei tecnopoli

Con il convegno “Cluster tecnologici nazionali e Horizon 2020: il contributo italiano al rinascimento europeo” si è aperta ufficialmente l’ottava edizione di Research to Business, il salone della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico in programma a Bologna Fiere il 5 e 6 giugno 2013. “Questo incontro – ha sottolineato il direttore di Aster Paolo Bonaretti, introducendo i lavori – vuole rappresentare un momento di riflessione sulle strategie di ricerca industriale e di innovazione a livello europeo, nazionale e regionale. Una riflessione su come ci muoveremo nei prossimi anni per accrescere la competitività del sistema Paese e di come l’Emilia-Romagna possa fare da traino in questo senso”.

Il “rinascimento europeo”, appunto, questo l’ambizioso concetto da cui ha preso le mosse questa ottava edizione del Salone, un appuntamento oramai consolidato, e riconosciuto a livello internazionale, come principale momento d’incontro tra domanda e offerta di innovazione. Proprio il tema dei cluster – a cui saranno dedicati due ulteriori focus anche nella seconda giornata della manifestazione (giovedì 6 alle ore 10 e alle ore 14Sala 3Padiglione 34) – rappresenta una delle principali novità di quest’anno, alla luce del recente bando Miur che vede l’Emilia-Romagna protagonista in sei degli otto settori individuati e che mette a disposizione risorse per 368 milioni di euro tra contributi alla spesa e credito agevolato.

Una sfida, le “specializzazioni intelligenti”, che l’Emilia-Romagna è pronta a cogliere “continuando a puntare sulla coesione sociale”, ha fatto notare l’assessore regionale alla Formazione e Lavoro, Patrizio Bianchi. “Siamo convinti – ha proseguito Bianchi – che l’innovazione tecnologica possa essere efficace se punta ad allargare la platea di coloro che possono contribuire al gioco competitivo”. Una riflessione che in Emilia-Romagna non nasce oggi, puntualizza Bianchi, ma da scelte politiche che hanno attraversato i decenni, fin dall’identificazione dei tradizionali distretti industriali, passando per i distretti tecnologici per arrivare a misurarsi, con gli strumenti giusti, con quella “manifacture renaissance” che rappresenta oggi la sfida più importante a livello regionale, nazionale ed europeo.

Da Horizon 2020 – il programma europeo su innovazione e ricerca – alla nuova fase di programmazione dei fondi strutturali Fesr ed Fse, la capacità dell’Italia di guadagnare competitività sta, secondo Luigi Nicolais, presidente del Cnr, nel fare della ricerca “un elemento centrale della politica industriale, partendo da una governance della ricerca stessa a livello nazionale ed europeo che individui ambiti strategici su cui concentrare le risorse, tenendo conto delle peculiarità dei territori”. Creare un vero e proprio “sistema-Italia della ricerca”, in sostanza, che operi al servizio del mondo produttivo e – viceversa – stimolare il sistema produttivo a investire di più in nuovi prodotti, competenze, servizi. Questa la ricetta che vede in prima linea anche Confindustria, intervenuta a Research to Business – con Marco Baccanti, presidente del Comitato Innovazione&Ricerca di Confindustria Emilia-Romagna – per sottolineare il valore del nuovo approccio alla tematica dei cluster che impone un “cambio di paradigma sia dalla parte dei ricercatori, che dovranno essere incentivati a misurarsi con il mercato, sia da parte delle imprese, che dovranno andare oltre la profittabilità di breve periodo”.

“Una delle poche voci che nel bilancio europeo non ha subito riduzioni e, anzi, è stata incrementata – ha spiegato a Research to Business Raffaele Liberali, capo dipartimento Università e Ricerca del ministero dello Sviluppo economico – è proprio quella relativa a innovazione e ricerca, passata da 54 a 78 miliardi a prezzi correnti”. Un’Italia, in questo quadro, per troppo tempo “latitante” al tavolo di Bruxelles, “incapace di proporre un approccio comune che porti al tavolo delle decisioni le priorità del nostro Paese”. Da qui lo sforzo del Programma Cluster, “passare dall’idea di finanziamento di singoli progetti a quella di cofinanziamento di programmi: il cluster non è altro che il corpo nazionale sostenuto da realtà locali e regionali che contribuiscono a determinarne gli obiettivi di lungo termine”.

A chiudere l’incontro, l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli che ha rivendicato il ruolo attivo delle Regioni nella costruzione di una “rete d’intelligenze italiane che si mettono in gioco. La Rete alta tecnologia dell’Emilia-Romagna, il sistema dei tecnopoli che conta 1.600 ricercatori, devono essere una maglia della grande rete nazionale”. Il tutto, a un anno dal terribile sisma che ha colpito l’Emilia e che ha visto, ha ricordato Muzzarelli, “la voglia delle imprese non solo di ricostruire ma anche di investire sul futuro, come dimostrano le oltre 1.200 domande inoltrate dalle imprese nell’ambito del bando Por Fesr per gli investimenti nell’area del sisma”. Una misura che da sola, a regime, potrebbe portare a 390 milioni di euro di investimenti.

fonte: http://fesr.regione.emilia-romagna.it/news-archivio/l2019emilia-romagna-e-la-sfida-dei-cluster

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